Oltre la Pandemia: Come l’Ospitalità Globale Beve, Cena e si Connette Oggi

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5 maggio 2023. Seppur alcuni paesi abbiano terminato l’emergenza molto prima, ufficialmente sono passati tre anni dalla dichiarazione della fine della pandemia da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Come tutti noi sappiamo, uno dei settori più colpiti è stato quello dell’ospitalità. Molti paesi, con restrizioni molto rigide, non permettevano in alcun modo lo svolgimento delle attività e la reclusione forzata nelle nostre case ha fatto sì che per un lungo periodo le persone abbiano sperimentato un modo di vivere completamente differente.

Che cosa è cambiato principalmente nel mondo F&B di bar, ristoranti e hotel? Quanto ha inciso a livello economico questo periodo? E come le persone — sia gli addetti ai lavori che i semplici clienti — hanno modificato o evoluto (poiché si è trattato comunque di un’evoluzione) il proprio modo di uscire, consumare e far parte di questo settore?

Dal giorno zero dell’arrivo del COVID al 5 maggio 2023, la pandemia è costata al settore F&B e hotel circa 3.200 miliardi di dollari a livello globale, con una perdita di oltre 35 milioni di posti di lavoro.

Queste perdite non sono le uniche ad aver inciso sul settore dell’ospitalità. Circa 1,5 milioni di attività hanno chiuso durante il COVID, ma molte aziende, pur di rimanere a galla, hanno accettato prestiti agevolati o attinto dai risparmi di una vita. E lo scotto lo hanno pagato poi…

Forse nessuno sta notando questo effetto chiamato “marea di ritorno”, che vede il triennio post-pandemia registrare numeri di chiusure di attività ben superiori al triennio pre-pandemico.

Una serie di fattori — che non sono stati solo quelli sopra menzionati, ma che vedono inflazione, costi energetici, margini più bassi, carenza di personale e crollo del potere d’acquisto — hanno contribuito a far cambiare il nostro mondo.

Dal lato degli operatori di settore, la pandemia ha in qualche modo fatto riflettere… Oggi vediamo sempre più persone di diverse generazioni essere più consapevoli che il tempo personale e per la famiglia sia un’esigenza reale. Più volte ho fatto notare che il mondo dell’ospitalità aveva, e ha ancora, un grande vizio di forma: considerare normale fare turni interminabili, tonnellate di ore, lavorare 6 giorni su 7, non avere diritto a permessi o ferie come tutti gli altri. So che alcuni di voi diranno: “Ma io nel mio paese le ho!”. Certo amico mio, ma il mondo è grande e in molte realtà — soprattutto in paesi meno turistici o città piccole di provincia — questa è la vera situazione. Ebbene, dopo la pandemia, come dicevo, molte persone (probabilmente guidate dalle generazioni più giovani) si stanno rendendo conto che il loro modo di pensare è in linea con quello che hanno toccato con mano durante la pandemia, dicendo a se stesse: “NON È PROPRIO SBAGLIATO”.

La carenza di personale che stiamo vivendo oggi è la diretta conseguenza di questo cambio di rotta individuale. Durante la pandemia la gente ha aperto gli occhi su un fatto semplice: il settore F&B non ha mai garantito grandi tutele contrattuali. Molti addetti ai lavori hanno quindi preferito spostarsi verso la fabbrica o altri settori di servizi. Lì trovi le tue 8 ore al giorno per 5 giorni a settimana, le ferie ti vengono riconosciute senza dover elemosinare una settimana all’anno e puoi chiedere un permesso quando ti serve davvero. Senza tante storie.

E i consumi come sono cambiati? Qui si abre un mondo, poiché anche qui vediamo che la parola evoluzione fa parte del passaggio post-pandemico. Si parla quotidianamente di crisi delle aziende che producono alcol, di consumi crollati, di trend alternativi. Ebbene sì, anche questo fa parte di un percorso evolutivo che vede, anche per via della sensibilizzazione sul bere moderatamente e delle generazioni più giovani, un’attenzione maggiore sui consumi di alcol, facendo sì che l’industria del No-Low sia sempre più forte ogni anno che passa. I consumi cambiano e le generazioni rispondono in diversa maniera. Le persone escono meno durante la settimana, il costo della vita è cambiato, il carovita con i costi energetici in crescita per via delle attuali guerre colpisce chiunque, abbassando il potere d’acquisto e portando a sua volta un differente approccio al bere e al mangiare.

Ecco che c’è chi si improvvisa barman a casa, acquistando al supermercato o online i prodotti e cercando di miscelare qualche ingrediente, o semplicemente facendosi l’aperitivo in casa tra amici e famiglia, salvaguardando la propria patente e cercando di spendere meno senza farsi mancare un po’ di brio. Ci si improvvisa chef… Oggi basta guardare un tutorial su qualche piattaforma social per imitare, anche se non alla perfezione, un piatto fatto da veri professionisti (e se lo dico io è perché pure io cerco di imitarli, LOL).

Siamo arrivati a un contesto che non è, a mio parere, una recessione vera e propria, ma sta diventando un modo diverso di approcciare il mercato. Sarà quindi questo modo di pensare a definire i consumi, le aperture e le chiusure di un’attività.

Chi sopravviverà è chi si adatterà al mercato, confermando la mia più interessante tesi: che tutto risponde a un concetto darwiniano ovvero… se non ti adatti, “muori”.

Diego Ferrari