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Chi di voi si considera un esperto di Social Network? Personalmente, non pretendo di far parte del gotha del settore, ma nel mio piccolo ho sempre cercato di comprenderli al meglio, studiandoli e approfondendo le mie competenze, fino addirittura a frequentare un corso per Social Media Manager.
Fin dalla nascita di Facebook, il capostipite di questa era, ho applicato le mie conoscenze per comprenderne le dinamiche e sfruttarne il potenziale, intuendo già allora che si trattasse di uno strumento straordinario, soprattutto perché gratuito. Potrà sembrare un esempio datato, ma ancora oggi il gruppo Facebook “Cocktail Art” — creato da me e oggi gestito insieme a Shane Eaton — rappresenta uno dei più grandi database fotografici dedicati ai cocktail sulla piattaforma, con circa 34.000 immagini.
L’avvento e l’evoluzione di Instagram, TikTok e YouTube hanno poi catturato la mia attenzione, spingendomi a utilizzarli per l’obiettivo più logico: migliorare la mia immagine, la popolarità e la promozione del mio brand e della mia attuale azienda di consulenza. Oggi le generazioni più giovani sono perfettamente a loro agio con queste app; ci sono cresciute, le usano costantemente e possiedono una predisposizione naturale nello sfruttare ogni aggiornamento per creare contenuti virali.
Un’arma a doppio taglio
Quale livello di popolarità “gratuita” possono offrirci questi canali e come dovremmo sfruttarli? Sebbene l’obiettivo di molti sia diventare content creator o influencer milionari, credo che i social siano un’arma a doppio taglio. La gratuità finisce nel momento in cui nasce la necessità — sacrosanta — di ingaggiare un Social Media Manager o un’agenzia. Questa non è una spesa, ma una logica aziendale:
- Se usati bene: migliorano il personal brand, l’immagine aziendale, la comunicazione e, di conseguenza, vendite e introiti.
- Se usati male: possono danneggiare la reputazione e, nei casi peggiori, portare a perdite economiche concrete.
Il settore dell’ospitalità e l’errore della sufficienza
Come consulente nel mondo dell’ospitalità, noto che troppi bar e ristoranti sottovalutano questo aspetto. Non comprendono che i social sono una chiave di lettura commerciale moderna: trascurarli significa perdere fette di mercato consistenti.
In diversi scambi di opinioni recenti, ho ribadito un concetto semplice: un bar o un ristorante è un’azienda a tutti gli effetti. Un tempo bastava aprire la porta, proporre un menu dignitoso e contare sul passaparola. Oggi non basta più. Per sopravvivere, un locale non deve avere solo location e personale, ma anche un “ufficio”: qualcuno che si occupi della comunicazione e della programmazione degli eventi. Questo lavoro di back office ha un unico grande obiettivo: far sì che tutto l’impegno profuso a porte chiuse si traduca in un locale pieno.
Capisco che i budget necessari possano spaventare, ma si tratta di investimenti che riducono drasticamente il rischio di fallimento.

Essere presenti per non essere dimenticati
Quante volte vi capita di vedere profili di locali con feed statici, senza storie o con foto e video di scarsa qualità? In un mondo saturo di informazioni, dove l’utente medio “scrolla” due pagine al secondo, se non siete presenti costantemente, la gente semplicemente vi dimentica.
Spesso, quando decidiamo dove andare a cena, ci vengono in mente solo i soliti due o tre posti. Magari passiamo davanti a un altro locale e pensiamo: “Ah, è vero! Perché non siamo venuti qui?”. Succede perché siamo oberati di stimoli: se un brand non è al passo, scompare dalla memoria del consumatore.
Vogliamo parlare dei messaggi in DM? Molti utenti scrivono in privato per info o prenotazioni e non ricevono mai risposta. Questo accade perché il titolare non considera i social come un lavoro che va seguito a 360 gradi: rispondere ai commenti, gestire le critiche, investire in shooting professionali per drink e piatti. È un impiego a tempo pieno, ed è per questo che è fondamentale affidarsi a professionisti.
Una riflessione finale
Concludo con un paragone: quando uscite per un appuntamento galante, vi presentereste con i capelli in disordine, vestiti trasandati, l’auto sporca e restando in silenzio tutto il tempo? Certamente no. Cerchereste di apparire al meglio, raccontando chi siete per attrarre l’altra persona e dare un’immagine piacevole e affidabile.
I social fanno esattamente la stessa cosa: sono il vostro biglietto da visita. Non lasciatelo spiegazzato sul tavolo.
Diego Ferrari
