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Anche quest’anno ho avuto il piacere di essere invitato a uno degli eventi della bar industry più importanti a livello globale in termini di incontri, emozioni, condivisione, traguardi e molto altro.
In queste mie poche righe non voglio raccontarvi la classifica finale, di chi era favorito o di chi ha guadagnato o perso posizioni: quella potete leggerla su articoli e siti web molto più belli, famosi e descrittivi di quanto potrei fare io. Vorrei parlarvi piuttosto di come, attraverso i miei occhi, questa manifestazione sia cresciuta negli anni e delle sensazioni che ho provato, considerando che questa è probabilmente la mia 13ª partecipazione a livello globale in diverse vesti, sia da semplice spettatore, sia in passato come giudice o parte di un brand sponsor.
Milano e l’accoglienza italiana: un circuito senza precedenti
Quest’anno, come tutti sapete, l’evento globale si è svolto per la prima volta dalla sua creazione a Milano, in Italia. E come ha accolto la città questa manifestazione?
Chi naviga in questo settore da anni sa bene che, in passato, tutte queste attivazioni non erano affatto un uso comune: capitava di trovare qualche singola guest o qualche evento parallelo isolato, ma niente di paragonabile a quanto visto stavolta. Milano ha davvero stupito tutti per la portata e l’impegno profuso, creando un circuito esterno incredibile nei giorni precedenti: decine e decine di guest internazionali, eventi mirati, feste, brunch e masterclass.
Il coinvolgimento non ha riguardato solo i bar più importanti inclusi nella lista (principale o estesa), ma si è esteso a molti altri locali che non volevano assolutamente perdere l’occasione di essere presenti, dando il massimo con la tipica ospitalità italiana. Seppure sia stato molto difficile partecipare a tutto, ho cercato di esserci almeno per salutare i colleghi arrivati da lontano per esibirsi in questi banconi.
È stato un vero e proprio tour de force di grandi nomi: dal BOB al Four Seasons, dal Ceresio 7 al Dry, dal Camparino al Rita, dal Moebius al gruppo Mag, ByIt e molti, moltissimi altri. Insomma, per qualche giorno il paradiso dei cocktail lovers era a nostra disposizione. Lo so, ne parlo in modo un po’ troppo romantico, ma non perché sono italiano: semplicemente perché i 50 Best Bar qui a Milano sono stati di un altro livello.
All’interno del Palazzo del Ghiaccio
Ma parliamo ora dell’evento in sé. Ospitato in una zona di Milano molto comoda da raggiungere, il Palazzo del Ghiaccio e la sua sala enorme hanno accolto centinaia di bartender italiani e internazionali. Bellissima e molto dinamica l’organizzazione degli stand, disposti sul perimetro ai lati e davanti al palco, con la postazione principale di Perrier al centro.
Per la prima volta, almeno nella mia esperienza, ho visto un servizio di catering di contorno impeccabile, gestito dai ragazzi di Nonsolococktail: vassoi colmi di finger food passavano incessantemente tra gli ospiti offrendo ottimo cibo, affiancati da una stazione centrale dedicata. So che sembro pazzo a dare così risalto al cibo, ma chi come me ha vissuto molte edizioni dei 50 Best sa bene che negli anni passati il cibo non era abbondante, anzi tutt’altro; vedere tutta questa abbondanza, sia prima che dopo il countdown, è stato meraviglioso.
Il vero valore aggiunto: il networking
Vedere tutti gli amici e i contatti creati con anni di lavoro e pubbliche relazioni è sempre un’emozione forte. Il mondo del bar, per quanto geograficamente distante tra un paese e l’altro, trova in questi eventi un momento fondamentale di aggregazione e di riunione tra vecchi e nuovi amici.
Tuttavia, una cosa ho notato spesso, e non solo qui a Milano: molti colleghi non vivono questi momenti sfruttando al massimo l’occasione per fare nuove conoscenze. Parlando con un collega e amico italiano nella parte finale dell’evento, dopo le premiazioni, ironizzavamo sul fatto che ci fossimo visti due secondi all’inizio e poi solo alla fine. La mia risposta è stata piuttosto naturale e logica, se ci pensate.
In contesti del genere, fermarsi a lungo con persone che abbiamo la possibilità di incontrare spesso durante l’anno non è certo un errore grave, ma è un’occasione che si potrebbe gestire in modo diverso. Nella sala abbiamo centinaia di professionisti da tutto il mondo che vedremo forse una o due volte l’anno. Soffermarsi troppo nella propria comfort zone, soprattutto nell’ora prima e nell’ora dopo le premiazioni, rischia di farci perdere il momento migliore per stringere mani e conoscere nuove persone che potrebbero diventare preziose opportunità di collaborazione.
In fondo questo mondo è fatto di legami profondi e duraturi; trovare il giusto equilibrio tra il piacere di salutare chi è vicino e la curiosità di aprirsi a nuovi volti è il segreto per non perdersi nulla di ciò che questi eventi hanno da offrire.
Un brindisi al futuro
E cosa dire del podio? Diciamo solo che i due Lorenzo e Jean sono stati bravissimi in quello che hanno fatto quest’anno, impegnandosi tantissimo e portando a casa un risultato fantastico insieme al loro team. Ed è a loro, e a tutti voi che fate parte di questo meraviglioso mondo, che brindo virtualmente, augurandovi il meglio e sperando di rivederci presto al prossimo grande evento.
Diego Ferrari
