Bar Show: l’evoluzione nasce dalle dinamiche

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Nei miei innumerevoli viaggi di lavoro ho avuto il piacere di vedere, visitare e lavorare in diversi Bar Show nel mondo. Proprio di recente, mentre passeggiavo tra gli stand di uno di questi, cercavo di valutare l’evoluzione del comportamento sociale, analizzando dinamiche, presenze e generazioni a confronto tra chi, come me, era lì presente in mezzo a centinaia di persone e colleghi di quel mondo magico chiamato ospitalità.

Sebbene gli anni passino e le crisi si alternino tra un’economia incerta e budget sempre più ridotti, il popolo del bar continua a esserci con entusiasmo e voglia di condividere. Arrivano da ogni dove, spesso prendendo treni o aerei direttamente dopo il servizio, senza dormire da giorni, pur di essere parte di questo meccanismo.

Sorrisi, abbracci e racconti di vita o di lavoro davanti allo stand del brand di turno, contornati da brindisi (alcolici e non) tra persone che fanno del Bar Show un punto di ritrovo: un’occasione per stringere la mano ai propri “idoli” o semplicemente per ritrovare colleghi di vecchia data che solo all’interno di queste manifestazioni si riescono a incrociare.

Dinamiche di ruolo e networking

Qui si giocano precise dinamiche di ruolo. Ci sono i bartender “arrivati” o famosi, che usano i Bar Show nazionali e internazionali come vetrina per le proprie pubbliche relazioni, incontrando i vari player di settore per fortificare collaborazioni esistenti o crearne di nuove.

Ci sono i profili più emergenti ma già conosciuti, che costruiscono rapporti duraturi e progetti futuri. E poi ci sono quelle centinaia di bartender, più o meno giovani, provenienti da piccole province, che con fatica e passione fanno di tutto per non mancare a una festa che ogni anno si ripete in giro per il mondo.

L’era dell’eccesso e la ricerca di novità

È qui che le dinamiche evolvono. Molti anni fa, quando gli appuntamenti erano pochi e i top event ancora meno, andare a un Bar Show internazionale era una vera missione di crescita professionale: un’occasione per assaggiare prodotti inediti incontrando importatori e distributori. Le aziende presentavano i nuovi brand creando engagement e portando a casa un ROI importante. I bartender si incontravano come oggi, ma lasciavano il divertimento puro a quello che ancora adesso rende unici questi eventi: le guest shift nei locali più importanti della città.

Negli anni successivi, la proliferazione di fiere e un rallentamento delle novità hanno trasformato molti Bar Show in momenti quasi esclusivamente goliardici. Eventi rispettabilissimi rischiavano di tramutarsi in party interminabili a base alcolica, che iniziavano all’apertura dei cancelli e proseguivano fino a tarda notte tra le decine di guest shift in città.

Il nuovo popolo del bar e il No/Low Alcohol

Oggi, per fortuna, le cose stanno cambiando. Sarà quella che adoro chiamare “evoluzione”, sarà che le nuove generazioni sono più curiose e attente a non cadere nel pubblico ludibrio, o sarà che i brand — attenti alle nuove tendenze del bere — propongono prodotti meno classici dando sempre più spazio al No e Low Alcohol. Il nuovo popolo del bar sta riscrivendo le regole e vive le fiere in modo diverso, spingendo le aziende stesse a evolversi.

C’è sempre il piacere dell’incontro, c’è sempre la magia di vedere le star della mixology e di assaggiare prodotti più o meno commerciali, ma una cosa è certa: una nuova dinamica di frequentazione è iniziata, e non vedo l’ora di scoprire dove ci porterà.

Diego Ferrari