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Il profumo della notte era sempre identico; chi fa il barman come me può capire cosa intendo. Era il solito viaggio, l’ennesimo dall’inizio della mia carriera. Avevo visto tante città e visitato molte nazioni durante i miei ottantasette anni di vita e, seduto dietro quell’oblò, il mondo appariva sempre grande e io sempre più piccolo.
Molti miei colleghi, al tempo più anziani di me, mi raccontavano di questo momento: l’istante in cui il passato e ciò che hai fatto si presentano, quando meno te lo aspetti e senza invito, alla tua porta. Ti costringono a rivedere ogni passo, ogni persona, ogni avventura, ogni missione… fin dall’inizio.
Era il 5 giugno del 1944. Un “me” più giovane, poco più che un ragazzo, aveva da poco iniziato questo lavoro. A quel tempo mi destreggiavo a miscelare i pochi prodotti alcolici che in Italia venivano ancora commercializzati durante la Grande Guerra, sotto gli occhi severi e attenti del signor Dario Comini, capo barman del Nottingham Forest di Milano. Era un locale molto apprezzato dalle grandi famiglie produttrici di liquori dell’epoca, nobili dinastie appassionate del buon bere e, ovviamente, dei suoi drink.
Dario era un gentiluomo sulla sessantina, brizzolato, dal fisico asciutto, molto raffinato e dotato di una grande professionalità. La sua carriera era lunghissima, con alle spalle centinaia di cocktail serviti in tutto il mondo, omaggiando il palato di reali, politici e gente comune. Il suo mondo, però, era strano. Da circa tre anni lo aiutavo come assistente e spesso vedevo presentarsi al banco persone singolari che, dopo aver ordinato un Gibson, attiravano la sua totale attenzione. Parlavano in quello che sembrava un codice e davano istruzioni al signor Comini il quale, casualmente, nei giorni seguenti si assentava dal bar con la scusa di dover prestare servizio in qualche grande città, promettendo di tornare entro pochi giorni.
Quel giorno ero in attesa del suo rientro e, mentre servivo un celebre liquore allo zafferano a un cliente abituale, un uomo distinto e dall’aria familiare si sedette al banco ordinando un Gibson con due cipolline. Notai immediatamente che prese dalla giacca una lettera e me la consegnò.
Lo scritto era del signor Comini e mi spiegava che l’uomo seduto davanti a me era un messaggero, da lui chiamato volgarmente “il Postino”. Egli mi avrebbe introdotto alla J-TISBA (Jerry Thomas International Security Bartenders Agency), un’agenzia segreta governativa internazionale che reclutava bartender da tutto il mondo al solo scopo di salvaguardare, anche a costo della vita, delicate informazioni internazionali.

Il Postino mi guardò e, accendendo una sigaretta, mi disse che il signor Comini — aka Hiro — era il loro miglior agente. Era stato ucciso a Parigi dai nazisti in un conflitto a fuoco la notte precedente, mentre si recava a una cena di Stato durante la quale avrebbe dovuto avvicinare il presidente francese per consegnargli un importante messaggio da parte degli americani.
Io non dissi nulla; rimasi a guardarlo attonito mentre asciugavo il gallone in vetro preferito dal signor Comini. Il Postino continuò il suo racconto: parlava di come l’agenzia fosse stata fondata dal grande precursore della mixology, Jerry Thomas, nel 1892 negli Stati Uniti, in collaborazione con dieci governi alleati. Lo scopo era ovvio: il barman rappresenta da sempre una figura che, con classe e conoscenza, ammalia e anima le notti. Presenziando ai party più esclusivi e servendo potenti e gente comune, il barman — grazie a un goccio d’alcol e all’abilità nell’ascoltare — può avvicinare chiunque e scoprire i segreti più profondi, diventando artefice della storia stessa.
La sigaretta terminò e con essa anche il Gibson. Il Postino mi fissò e mangiò la sua seconda cipollina in agrodolce che, insaporita dal cocktail, donava a chi la gustava soddisfazione e desiderio. Mi disse che avevo avuto un grande maestro, ma che ora dovevo eguagliarlo come agente.
Partii il giorno dopo per la Francia. La mia missione era finire il lavoro di Hiro e consegnare il messaggio al presidente francese durante un evento da lui organizzato.
Missione: avvisare gli Alleati dello sbarco in Normandia delle truppe americane.
Dimenticavo… quella notte, prima di uscire e dopo avermi consegnato il rullino della missione, il Postino si girò e disse: «Signor Diego, da stasera per noi lei sarà conosciuto come Cocktail Art… non ci deluda».
Diego Ferrari
Questo è un racconto di pura fantasia….tranne per le parti vere.
